|
Conferenza di Edgar MORIN al 1° Congresso Europeo di Educazione Biocentrica, 15-17 luglio 2011 - Nantes http://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Morin _____________________________________________________________________
Edgar
Morin è sociologo francese, filosofo e pensatore contemporaneo che
esercita una forte influenza nella riflessione sul mondo attuale.
Direttore di ricerche emerito al CNRS e dottore honoris causa in 30
università. Riconosciuto per la sua opera profetica che ricorda
l'urgenza e la necessità concreta e vitale di rifondare
l’educazione.
Ha scritto molteplici opere, di cui la sua maggiore è: “la méthode”. Presiede il centro di Educazione Biocentrica di Nantes. Cos’è
la conoscenza? Cosa significa essere umano Perché il nostro insegnamento, fondato sulla separazione delle discipline, taglia in piccoli pezzi questi problemi fondamentali che ho presentato nel mio libro “le 7 conoscenze necessarie all’educazione del futuro” (1). Ad esempio, non si insegna la comprensione umana, non si insegna ad affrontare le incertezze, mentre ognuno va ad incontrare nella sua vita molte incertezze. Non si insegnano le trappole e le difficoltà della conoscenza. Non si insegna che vuol dire essere umano. Non si insegna cos’è l'epoca in cui viviamo, che io chiamo l'era planetaria e che viene chiamata “mondializzazione”. Perché non si insegna tutto ciò? Perché per comprendere questi problemi, occorre prendere elementi di conoscenza presenti in discipline che sono separate tra loro. Comincerò con l'idea della conoscenza. L'idea
della conoscenza Allora perché vi è un rischio d'errore nella conoscenza? Qualsiasi
conoscenza è una traduzione ed una ricostruzione. Ad esempio la
conoscenza visiva: la percezione che ho di voi attraverso i miei
occhi, non è una fotografia che i miei occhi hanno scattato di voi.
Nell'immagine retinica che ho, le persone dell'ultima fila sono
piccole, molto più piccole delle persone della prima fila ma di ciò
non ho coscienza, perché c'è un meccanismo chiamato: costanza
percettiva, che fa in modo che io non veda come dei giganti le persone
della prima fila e come dei nani quelli dell'ultima fila, ma vedo
tutti nella stessa dimensione normale. Ciò significa che anche
nella percezione più semplice, esiste una traduzione: gli stimoli
luminosi che raggiungono i miei occhi sono tradotti in un codice
binario trasmesso dal nervo ottico e, dopo avvengono delle
trasformazioni istantanee molto complesse del cervello. Cosa succede se non s’insegna questo a cominciare dall'infanzia, le persone devono essere sicure di quello che dicono, sicure della loro memoria, della loro percezione. L'esperienza dimostra che quando ci sono diversi testimoni dello stesso evento, le testimonianze sono diverse le une dalle altre, perché ognuno l’avrà vissuta a suo modo. C'è un libro, la testimonianza di un Inglese che si chiama Norton. Egli ha raccolto le testimonianze di veterani della guerra del ‘14-‘18: a seconda della località, della nazionalità, la testimonianza dello stesso evento era completamente diversa. Ecco un altro esempio personale: mi trovavo a un bivio dove c’erano dei semafori, rosso da un lato e verde sull’altra strada. In quel momento vedo una macchina all'incrocio che investe un ciclista, mi precipito per soccorrere il ciclista e per sgridare il conducente, ma egli mi dice: io sono passato col verde e il ciclista è passato col rosso. Pertanto, contrariamente alla mia percezione (il “grosso” ha travolto il "piccolo"), era il piccolo che era precipitato sul più grosso. Così possiamo sempre sbagliare, e perciò dobbiamo insegnare il rischio dell’errore. Si tratta di una questione fondamentale. Una seconda cosa che riguarda la conoscenza, è che non è sufficiente descrivere un evento per comprenderlo, occorre inserirlo nel suo contesto. Se
considerate un evento imprevisto, come la rivolta in Tunisia o in
Egitto, quando tutto sembrava stabilizzato, siamo sorpresi, siamo
piacevolmente sorpresi. Cerchiamo di capire, di contestualizzare la
situazione sociale, politica, storica... Tutto deve essere
contestualizzato. La stessa parola in un contesto diverso può avere
un significato opposto. Se per esempio, la persona che amate vi dice:
"Vieni tesoro" è un invito molto tenero. Ma se è una
prostituta per strada che vi dice: "Vieni, tesoro ", è
piuttosto una richiesta mercenaria e questa non ha lo stesso
significato. Purtroppo, ci insegnano a isolare gli oggetti della
conoscenza, ma non ci insegnano mai a contestualizzare. In che modo
iscrivere nel contesto, credo sia qualcosa di fondamentale. Una
conoscenza pertinente non è una conoscenza che isola, è una
conoscenza che si collega. Quindi tutto questo dovrebbe iniziare dalle
prime classi di scuola. La questione è di sapere i limiti della mente
umana, i limiti della ragione umana. Damasio e Jean-Didier Vincent che
hanno studiato il cervello con mezzi ad immagini visive, hanno
dimostrato che una ragion pura, senza le emozioni non esiste. Anche il
matematico ha una passione per la matematica. Cosa
sono le scienze umanistiche e la sociologia? L'economia
è una scienza basata sul calcolo, ma il calcolo è incapace di
comprendere l'amore, la paura, l’odio, il desiderio, ... tutti i
sentimenti; tutto ciò che ci rende umani. E ogni volta che si
verifica una crisi, la maggioranza degli economisti è stupita: non
avevano previsto. Quindi, non solo essi sono chiusi nei loro calcoli
ma non si rendono conto che l'economia è parte di tutta la storia
umana, della vita umana, delle passioni umane. Quindi, abbiamo queste
scienze sociali e umane che non comunicano tra loro. Ma abbiamo una
cultura portata al linguaggio, abbiamo ciò che chiamiamo la mente, ma
la mente è inseparabile dal cervello. E che cosa significa lavorare? E’
consumare energia. E’ per questo che abbiamo bisogno di nutrirci per
aiutarci a recuperare. Ciò significa che a forza di lavorare, le
nostre cellule si degradano, le cellule muoiono, e allora produciamo
nuove cellule. Significa che viviamo della morte delle nostre cellule,
poiché, grazie alla rigenerazione delle cellule, ci rigeneriamo
invecchiando. Una formula del grande filosofo Eraclito vissuto nel VI
secolo a.C., diceva: "vivere della morte e morire di
vivere." Vivere di morte significa non solo che viviamo
abbattendo degli animali per il cibo ma anche che viviamo con la morte
delle nostre cellule, in modo che la vita lotta con l'aiuto della
morte interiore. E morire di vivere: a forza di ringiovanire, diventa
molto faticoso, così invecchiamo! E' molto interessante il fatto che
noi sappiamo ciò che siamo. Se si prende la fisica, la chimica, la
biologia, le scienze umane, che cosa ci manca? La scienza ci mostra
gli esseri umani, ma oggettivamente non soggettivamente, non quello
che succede dentro di loro circa i loro sentimenti, le loro passioni. La prima è il dubbio, lo scetticismo che ho trovato in Anatole France e in Montaigne. La seconda è la compassione, la necessità di capire gli altri, la complessità altrui, che ho trovato in Dostoevskij e in Tolstoj. La letteratura aiuta a capire ciò che è l'essere umano e a capire noi stessi come esseri umani. Per
quanto riguarda la poesia, è bellissima, è un piacere recitare
poesie. Ho un grande amico che si chiama Stéphane Hessel che conosce
a memoria poesie in tedesco, francese, inglese e prova una grande
soddisfazione nel recitarle. Quando era in un campo di concentramento,
durante la guerra perché era nella resistenza, si recitava queste
poesie. E non c'è solo la poesia scritta, c'è anche la poesia della
vita, la poesia di vivere ed è molto importante per conoscere gli
esseri umani. La nostra vita si alterna tra una parte prosaica e una
poetica. L’aspetto prosaico corrisponde alle cose che ci
infastidiscono, che siamo obbligati a fare per vivere, per guadagnarci
da vivere, ma spesso si perde la propria vita guadagnandosela! Ma sono
questi doveri, questi vincoli, questa prosa che ci servono per
sopravvivere. Però, sopravvivere non è vivere. Cosa sarebbe allora l'etica, la morale? La morale è la possibilità di aiutare ciascuno a vivere poeticamente per la realizzazione di sé. Se comprendete che la poesia della vita è qualcosa di estremamente importante, capirete che più importante di ogni altra cosa è che troviamo armonia con gli altri, l’amicizia, la gioia, il gioco, l’amore, la simpatia, la festa; che sono queste le cose più importanti. E sono questi i valori che il surrealismo, il magnifico movimento di pensiero sorto in Francia nel 20° secolo, ha compreso e apprezzato dicendo che bisogna vivere poeticamente, e non semplicemente fare o recitare la poesia. Così l'esperienza di conoscere l'essere umano, di sapere che cosa siamo, è essenziale. Occorre riconoscere ciò che io chiamo la complessità umana. Definiamo l'essere umano come homo-sapiens, o sapiente: ragionevole, saggio. Si definisce l'umanità in relazione agli altri esseri viventi, per il fatto che gli esseri umani sono dotati di ragione. Ed è vero! Le capacità razionali dell’essere umano sono straordinarie, ma dimentichiamo l'altro lato dell'umano o homo demens, cioè la follia. La follia non è solo propriamente un disagio, una disabilità; alcune persone che sembrano prive di ragione, vengono chiamate pazze e le ricoverano in ospizi; ma la follia può scaturire anche in tutti noi, come durante la collera. Ci è impossibile vedere chiaro quando siamo arrabbiati, furiosi contro qualcuno, r lo detestiamo. La follia è presente in tutti questi errori. Quella che gli antichi Greci chiamavano hubris, o eccesso, corrisponde alla follia della nostra civiltà occidentale, che ha voluto lanciarsi nel 19° secolo alla conquista della natura, al dominio del mondo, del potere. Questa volontà di conquistare il mondo (e ce ne siamo accorti solo da pochi decenni) è un suicidio. Manipolare il mondo vivente ha portato al degrado della biosfera e a tutti quei problemi ambientali che oggi sono evidenti. Si è creduto che avremmo potuto trovare la salvezza dell'umanità nel potere, nelle potenza e ora ci rendiamo conto che non solo è un errore, ma che ci impedisce di vivere la poesia della vita, compresa la comunione e la comunione con la natura. Così l’hubris, l’arroganza, la pazzia, il delirio sono presenti, come in tutti i grandi conquistatori, Gengis Khan, Napoleone, Hitler che sono stati trascinati dalla follia, da un eccesso. Viviamo in due poli: un polo razionale, che se è troppo razionale, ci fa mancare di vita, di poesia; e un polo affettivo, che se è eccessivo, può portare alla follia. Abbiamo bisogno di ragionare nella passione e di passione nella ragione, e assumerci in quanto esseri umani. In "Verso la sobrietà felice", Pierre Rabhi, un mio grande amico, mostra che per vivere felici, è bene vivere in modo sobrio, soprattutto nei nostri consumi, evitando l'eccesso, e io aggiungo che abbiamo bisogno di alternare periodi di vita normale, sobria con periodi di “festa” in cui possiamo essere nell’eccesso, persino nell’ebbrezza. Alternare momenti di sobrietà con dei momenti in cui ci si diverte davvero: questa è la vita, vivere secondo le due polarità. Torniamo sulla definizione di essere umano che è anche "homo faber", vale a dire, l'uomo che costruisce strumenti. Se alcuni animali come i bonobo e anche le lontre marine utilizzano strumenti, è ovviamente l'umanità che ha creato le più avanzate attrezzature, come archi, frecce, martelli, officine, macchine. Siamo una specie che ha sviluppato la tecnica. Ma c'è ancora un altro aspetto: l’homo mythologicus, il produttore di miti e credenze. Quando ho scritto il mio libro "L'uomo e la morte", ciò che mi aveva colpito, è della preistoria, l'uomo di Neanderthal, il nostro cugino, che ha fatto non solo i primi utensili, ma ha seppellito i suoi morti con i cibi e le armi, e in posizione rannicchiata, fetale. Ciò significa che la fede nella vita dopo la morte esiste fin dagli inizi dell'umanità. Questa credenza esiste sia sotto forma di un intangibile spettro, sia sotto quella di una rinascita come nuovo essere in forma umana, animale o vegetale. Queste due convinzioni fondamentali in tutta l'umanità preistorica, anche arcaica, si sono trasformate nel corso della storia in due filoni: -
quello della rinascita ha dato luogo alla metempsicosi, alla
trasmigrazione, nel mondo indiano e asiatico, nel quale si rinasce.
Per Buddha, dobbiamo uscire a questo ciclo per ritornare nella fusione
totale, il Nirvana; Da allora sono nate nel mondo mediterraneo le religioni della salvezza, cioè, non quella vita ristretta dopo la morte ma la resurrezione, a condizione di obbedire a dei riti sul modello di un dio che muore e resuscita come l'egiziano Osiride. Il fondamento del cristianesimo si riassume in ciò che è stato espresso da Paolo: se divenite Cristiani, resusciterete come Gesù; Colui che dà una risposta alla morte. In tutta l'umanità, si ha questa fenomeno religioso. Se si guarda la società nordamericana, si scopre che da nessuna parte, la tecnica e la scienza sono più sviluppate e che in nessun’altra parte, la religione è anche così presente. Così l'essere umano non è solo un essere tecnico, ma è anche un essere religioso. Naturalmente, ci sono diversi tipi di religione: le religioni con più Dei, politeistiche, che nella maggior parte dei continenti e anche in India, sono state sostituite dalle religioni monoteistiche la cui sorgente è la religione ebraica, giudea, cristiana. Tra le religioni monoteiste, ci sono il Cristianesimo e l'Islam che promettono la salvezza, il paradiso. Ma queste religioni hanno avuto un relativo declino, soprattutto il cristianesimo. Poi sono venute le religioni "senza dei". In primo luogo, si è avuta una religione della nazione: il culto della nazione con la bandiera, cerimonia, Milite Ignoto ... E nel secolo scorso, ne è apparsa un’altra: una religione della salvezza terrena, il comunismo che prometteva la felicità e l'armonia non in cielo ma sulla Terra grazie alla rivoluzione che avrebbe eliminato lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. Questa magnifica intenzione non poteva essere realizzata, e si è tradita da sola. Ma abbiamo avuto una religione della salvezza terrena, e ci sono così diversi tipi di religione. Credo che non si possa sfuggire alle religioni, all’essere uniti agli altri da un sentimento di comunità. Oggi,
potremmo proporre una religione della Terra-patria; patria è una
parola interessante, comincia in modo paternale e finisce al femminile
nella maniera maternale: la madre patria. Queste due nozioni
mitologiche: paterno/materno fraternizzano, come ben dice l'inizio
della Marsigliese: "allons enfants de la patrie". Siamo
tutti dei figli, siamo fraternizzati. Dobbiamo guardare alle patrie
così come sono, ma c'è soprattutto una patria umana, planetaria in
cui dobbiamo vivere in pace, per una vita nuova. Bisogna vivere questa
sentimento di comunità, di figli della Terra, di cittadini della
Terra e questa è un nuovo tipo di religione. Però è una religione
non di salvezza ma di distruzione, anche se questo è uno schock.
Siamo persi su questo pianeta, in un universo gigantesco, non sappiamo
perché la Vita è nata, non sappiamo perché siamo nati, perché
moriamo, siamo perduti. Quindi cerchiamo di essere fratelli, sorelle,
perché siamo persi eppure non siamo fratelli e sorelle, tanto saremo
salvati! E’ un modo di pensare che io non vorrei imporre a nessuno. Se
continuiamo a riflettere su ciò che è l’essere umano, e se lo si
insegna come materia di istruzione, si farà comprendere che si può
dare, trovare un significato alla propria vita. Non penso ad un
significato nascosto che si dovrebbe trovare; il senso della vita va
trovato in noi stessi. In particolare, il significato più profondo
della vita è l'unico che ci permette di resistere all’angoscia
della morte. La morte è qualcosa che ci angoscia, non è solo il
decadimento fisico è la scomparsa del “me, Io", questo
"io" che è il nostro unico tesoro personale. Che cosa può
resistere alla morte? Il Cantico dei Cantici ha detto: l'amore è
forte come la morte. Credo che sia un po' esagerato. L'amore non è
forte come la morte, ma quasi altrettanto forte. Ma, ciò che può
respingere l’angoscia di morte, è la pienezza della vita, la
pienezza dell'amore, è amare gli altri. Ciò che è importante, è
che se si muore, le persone che amiamo continueranno a vivere.
Sottolineo ancora una volta che questa riflessione sul cosa significa
‘essere umano’ non è assolutamente insegnata, e completamente
ignorata nel nostro sistema educativo. E
vengo al punto più importante,
se non facciamo progressi nella comprensione degli altri, progressi
personali, auto-miglioramento, come possiamo sperare di avere una vita
migliore. Ciò che avvelena la vita, che ci dà mille inferni
quotidiani, è l’equivoco, l’incomprensione, come ad esempio
succede in una coppia che litiga, tra genitori e figli, tra fratelli e
sorelle, tra colleghi di lavoro..., e anche la mancanza di
comprensione verso persone di culture, usi, costumi, tradizioni o
religioni diverse dalla nostra. Il
secondo punto riporta l’attenzione sulla questione della
letteratura, del cinema, del teatro.
Quando guardate un film di Charlie Chaplin, voi simpatizzate con
questo vagabondo; ma quando uscite dal cinema e vi trovate davanti un
vero vagabondo, non lo guardate allo stesso modo, lo disprezzate. E
perché? Grazie alla pellicola cinematografica, è possibile accedere
a questa simpatia, ai sentimenti che permettono di vedere tutti gli
aspetti umani di quel vagabondo, ma quando si ritorna alla "vita
normale" si dimentica quella simpatia e si preferisce essere
indifferenti. Allo stesso modo, quando vedete “Il Padrino”, vedete
un capo mafia, un criminale, ma vediamo che non lo è, non è che un
criminale e simpatizziamo con gli altri suoi aspetti, specialmente per
le sue relazioni familiari e d'amore. Così, siamo molto più umani,
molto più comprensivi quando vediamo o leggiamo Shakespeare in
“Delitti & castighi" e poi ridiventiamo inumani nella vita
quotidiana. Non potremmo incoraggiarci, far sì che questa umanità,
questa comprensione che troviamo attraverso le arti, e la letteratura,
passino anche nella nostra vita quotidiana? E ciò dovrebbe entrare
nei nostri sistemi educativi. I grandi artisti in un'opera di pittura
o di musica ci insegnano una profonda verità umana. Vorrei fare due
esempi. Nella Cappella Sistina in Vaticano, vi è un bell'affresco di
Michelangelo, del dio creatore che tende la mano verso Adamo che si
risveglia alla vita: i suoi occhi sono aperti ma egli ancora non vede,
è Dio che gli dona il soffio della Vita. Dio è circondato da angeli,
ma se si guarda attentamente, egli è abbracciato ad una persona di
sesso femminile che non è un angelo, ma una donna. E
ora giungo a trattare il mio ultimo tema: Insegnare
e affrontare le incertezze Questo ci porta a quella che io chiamo l'ecologia dell'azione. Questo significa che quando si decide un'azione, essa si inserisce in un ambiente sociale, un ambiente naturale, essa cesserà di obbedire alla vostra intenzione per subire le determinazioni e le influenze dell’ambiente. Non basta avere buone intenzioni per compiere buone azioni: "L'inferno è lastricato di buone intenzioni", dice il proverbio. E’ necessario essere capaci di seguire la propria azione e se questa prende una "cattiva" strada, modificarla ed eventualmente distruggerla. Noi vediamo nella storia, che coloro che hanno iniziato una guerra con la certezza della vittoria, sono caduti alla fine, nella sconfitta. Il fallimento storico di Napoleone, Hitler, Stalin dimostra che le azioni eseguite con l’ottica di un risultato possono portare ad un disastro. Questo ha due conseguenze: in primo luogo, quando si prende una decisione, è necessario sapere che si sta facendo una scommessa incerta. La sfida è permanente in ogni decisione che prenderete. Una volta fatta questa scommessa, è necessario sviluppare una strategia che consenta di cambiare l'azione in funzione delle condizioni, delle circostanze, degli eventi che possono accadere. Ultimo punto circa l'identità umana: Essere umano, è una trinità. C'è la trinità divina inseparabile del cristianesimo. Sono diversi, ma sono la stessa persona: il Padre genera lo Spirito Santo che genera il Figlio, il quale poi rigenera il Padre. Il Padre diviene molto più gentile dopo l'intervento del Figlio. La trinità umana, consiste nel fatto di non essere solamente un individuo, ma essere anche un momento, un parte di una società; e anche un momento, una parte della specie umana. E queste non sono tre cose contrapposte; non si è al 30% individuo, al 30% sociale e al 30% organico; ma si è al 100% individuo, al 100% sociale e al 100% biologico. Siamo, nello stesso tempo, i prodotti e i produttori della nostra specie. Siamo il prodotto perché c’è voluta una riproduzione sessuale affinché nascessimo, ma per far sì che questo processo continui, ci vogliono almeno due individui, uomo e donna per riprodurci. Lo stesso vale per la società, creiamo la società dalle nostre interazioni e una volta che la società esiste, che ha una cultura, un linguaggio, essa retroagisce su di noi. La cultura e il linguaggio consentono di esprimerci come esseri umani. Siamo dunque, nello stesso tempo, i prodotti e i produttori della società e dell'umanità. Le tre cose sono perciò inseparabili. Che cosa significa tutto questo sul piano etico? Noi abbiamo tre direzioni di doveri. La prima direzione è verso di noi, per il nostro stesso onore e utilità e per le persone che amiamo, si tratta di doveri personali. Abbiamo anche obblighi sociali, soprattutto se la nostra è una società democratica, ove abbiamo dei diritti. Ma questo non basta! Noi dobbiamo contribuire al funzionamento della comunità che è la società. E siamo anche esseri umani e per la prima volta, la specie umana vive in una comunicazione, che si può definire una comunità di destino. Noi tutti abbiamo, qualunque sia il nostro continente, gli stessi problemi fatali da affrontare: la distruzione della biosfera, la proliferazione delle armi nucleari, lo sviluppo dei fanatismi religiosi, etnici e altri, un'economia completamente incontrollata e soggetta alla dittatura della speculazione finanziaria, per non parlare di tutti i problemi demografici. Abbiamo gli stessi problemi vitali e le stesse esigenze di realizzare una comunità umana che io chiamo Terra patria. Quindi, ora abbiamo tutti dei doveri. Quelli che vengono chiamati anti-globalizzazione (no-global) sono quelle persone che per prime hanno preso coscienza di volere un altro mondo che non sia consegnato alla mercificazione mercantilistica. Queste prospettive ci illuminano su questo percorso dell’essere umano. Concludo
dicendo che ci sono stati nella storia dei ribelli per la libertà,
contro l'oppressione. Spesso dei giovani mi dicono: siete stati
fortunati nella vostra epoca perché avete potuto impegnarvi
pienamente per libertà perché la Francia era occupata dall'esercito
nazista e voi lottaste per la libertà del vostro paese e dell'umanità.
Questo è vero, ma la magnifica causa per la quale abbiamo combattuto
aveva le sue ombre. Una di queste ombre è che siamo rimasti del tutto
indifferenti alle colonie che la Francia possedeva e devo dire che il
giorno stesso della vittoria, il 5 maggio 1945, l'esercito francese ha
massacrato degli Algerini a Setif. La crudeltà della guerra in
Algeria, durante la sua ricerca dell'indipendenza, fu terribile. Non
pensavamo che le colonie erano oppresse da noi. Ci siamo preoccupati
solo della nostra invasione da parte dei Tedeschi. (1)
"I 7 saperi necessari per l’educazione futura" - Edizione
Seuil - 2000 Traduzione a cura di Giulia Mori – agosto 2011
|