|
Sulla danza di Maurice Bejart ______________________________________________________________________ Cito un frammento di racconto di Maurice Bejart da un’esperienza da lui vissuta in un’isola del Mediterraneo orientale. “La
notte è appena scesa. Silenzio. Poi gli uomini si mettono a parlare.
Allora quasi sempre, dopo un certo lasso di tempo, il tono sale:
discussioni, dispute –nessuno è d’accordo – incomprensione. Certe
sere scoppiano zuffe violente e senza ragione. Interrogati l’indomani,
danno questa risposta: -Sono corse parole!-. In
altre sere il silenzio si prolunga, poi un uomo si alza e danza – un
altro – un terzo – gli altri stanno a guardare ma gli occhi ne
attestano l’unione profonda, la partecipazione totale. La danza continua
fino a notte inoltrata, i danzatori ogni tanto si danno il cambio, e
quando alla fine ognuno torna a casa regna
l’unità, la gioia è vera, il riposo perfetto. La parola divide, la
danza è unione. Unione
dell’uomo e del suo prossimo. Unione dell’individuo e della realtà
cosmica. |
|
|