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Il tuo cervello non è sempre stato così. Parola di De Kerckhove
Biodanza con Riccardo Cazzulo. Scuola Biodanza Liguria IBFed
Pubblicato da Riccardo Cazzulo in Articoli · Giovedì 04 Nov 2021 · Tempo di lettura 5:00
Tags: SociologiaScienzaNeuroscienze
Qualche tempo fa ho scritto su questo blog un articolo sulle dieci predizioni di Marshall McLuhan, il sociologo canadese che negli anni Sessanta aveva già visto, con sorprendente chiarezza, il mondo digitale in cui viviamo oggi.

Oggi voglio aggiungere un tassello. Non su come usiamo la tecnologia, ma su come la tecnologia ha cambiato il nostro cervello nel corso della storia, senza che ce ne accorgessimo.

Entra in scena Derrick De Kerckhove
Derrick De Kerckhove è stato per anni il collaboratore più stretto di McLuhan, il suo assistente, il suo traduttore, il suo erede intellettuale. Ha preso le intuizioni del maestro e le ha portate un passo più in là, con gli strumenti della neuroscienza moderna.
Ho avuto la fortuna di seguire un suo corso universitario su "psicotecnologie e processi formativi", e ricordo ancora la sensazione di trovarmi davanti a qualcuno capace di vedere il presente con gli occhi del futuro. Un pensatore raro, nel senso più preciso del termine.
La sua idea centrale si chiama brainframes, che possiamo tradurre come cornici cerebrali: i filtri profondi attraverso cui il cervello percepisce e interpreta la realtà.
La tesi è semplice nella sua radicalità: ogni grande tecnologia della comunicazione non cambia solo come ci informiamo. Cambia come pensiamo.

Prima della scrittura: il cervello era un archivio
Per decine di migliaia di anni, l'essere umano non ha avuto altro strumento per conservare la conoscenza se non la propria memoria. Tutto quello che una comunità sapeva, storie, rimedi, riti, regole, doveva vivere nelle teste delle persone, passare di voce in voce, di generazione in generazione.
Questo imponeva al cervello un lavoro enorme. Buona parte delle risorse mentali era dedicata a ricordare, a custodire, a non perdere ciò che era stato tramandato. I grandi poemi epici, come l'Iliade o l'Odissea, non erano opere letterarie nel senso moderno: erano strumenti di memoria collettiva, costruiti appositamente per essere facili da ricordare e ripetere.
La mente umana di quell'epoca era, in un certo senso, una biblioteca vivente. Potente, ma occupata.

La scrittura: la mente si libera
Con l'invenzione dell'alfabeto, e poi con la diffusione della scrittura, accade qualcosa di straordinario: il cervello scarica su un supporto esterno quello che prima doveva tenere dentro di sé.
Non devo più ricordare la ricetta, la legge, il racconto: posso scriverla e ritrovarla. La mia memoria si libera. E quello spazio mentale liberato diventa disponibile per qualcosa di diverso: ragionare, analizzare, confrontare, astrarre.
De Kerckhove sottolinea che la scrittura alfabetica, lineare, sequenziale, da sinistra a destra, ha letteralmente riorganizzato il cervello umano, potenziando il pensiero logico e analitico. Abbiamo imparato a scomporre i problemi, a costruire argomenti, a pensare per passi.
È la base di tutto il pensiero scientifico e filosofico occidentale. Un risultato enorme, reso possibile non da un cambiamento biologico, ma da una tecnologia.

La stampa: la conoscenza smette di essere un privilegio
Per secoli, però, questa rivoluzione rimane incompleta. Scrivere e leggere sono abilità rare, costose, riservate a chi ha avuto accesso all'istruzione. I libri sono oggetti preziosi, copiati a mano, disponibili in pochi esemplari. Il sapere è nelle mani di una élite, chierici, dotti, aristocratici, che su questo controllo costruisce anche il proprio potere.
Con Gutenberg e la stampa a caratteri mobili, nel XV secolo, tutto cambia. Per la prima volta nella storia, un testo può essere riprodotto in migliaia di copie identiche, a un costo accessibile. La conoscenza inizia a circolare. Chiunque sappia leggere può accedere a ciò che prima era custodito gelosamente nei monasteri e nelle università.
È una rivoluzione democratica prima ancora che tecnologica. Il sapere smette di essere proprietà dei dotti e comincia, lentamente e non senza resistenze, a diventare patrimonio comune. La Riforma protestante, la rivoluzione scientifica, l'Illuminismo: difficile immaginarne uno senza la stampa.
De Kerckhove vede in questo passaggio non solo un cambiamento sociale, ma un'ulteriore trasformazione cognitiva: il cervello collettivo si espande, si connette, inizia a pensare su scala più ampia.

La rete: siamo nel mezzo di un altro salto
Con internet arriva la quarta trasformazione e, a differenza delle precedenti, questa la stiamo vivendo in tempo reale, senza la prospettiva che dà la distanza storica.
La rete non è semplicemente un archivio molto grande. È un ambiente completamente diverso dai precedenti: simultaneo, multidirezionale, visivo, sensorialmente ricco. Non si legge in sequenza, si naviga, si salta, si connette. Non è lineare come un libro: è reticolare come una conversazione.
De Kerckhove sostiene che questa tecnologia sta operando una nuova riorganizzazione cognitiva profonda. Il cervello si sta ricalibrando verso modalità più rapide, più globali, più capaci di gestire flussi di informazioni simultanee. Per certi versi, stiamo tornando a qualcosa che ricorda l'era orale, quella della presenza, della simultaneità, del coinvolgimento di più sensi insieme, ma su scala planetaria e con una complessità infinitamente maggiore.
Il cortocircuito che molti sentono oggi, la difficoltà di concentrarsi su un testo lungo, il senso di sopraffazione davanti al flusso continuo di notizie, il modo diverso in cui i ragazzi imparano rispetto a come abbiamo imparato noi, non è un problema di carattere o di disciplina. È la spia di una transizione in corso, reale e profonda, che riguarda tutti.
Capirla non risolve tutto. Ma è già un buon inizio.



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