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L'uomo quantistico di De Kerckhove e il Principio Biocentrico: due visioni, una stessa direzione
Biodanza con Riccardo Cazzulo. Scuola Biodanza Liguria IBFed
Pubblicato da Riccardo Cazzulo in Articoli · Venerdì 20 Mar 2026 · Tempo di lettura 5:15
Tags: SociologiaScienzaBiocentrismo
In questi anni ho dedicato alcuni articoli a Marshall McLuhan e al suo erede intellettuale Derrick De Kerckhove.
Oggi chiudo questa serie con l'idea più recente e più ambiziosa di De Kerckhove, quella che ha sviluppato nel suo libro "L'uomo quantistico. Mente, società, democrazia: dove ci porterà la prossima rivoluzione digitale", pubblicato nel 2025. Un libro che, come vedremo, tocca qualcosa di molto vicino anche alla visione su cui si fonda la Biodanza.

Un altro salto in arrivo
Chi ha seguito questi articoli ricorderà che De Kerckhove ha identificato nella storia dell'umanità alcune grandi trasformazioni cognitive: l'invenzione della scrittura, che ha liberato la memoria; la stampa, che ha democratizzato il sapere; la rete, che ha reso tutto simultaneo e connesso.
Ora, secondo De Kerckhove, stiamo per affrontare un quarto salto. Non si tratta di una nuova app o di un nuovo social network: è qualcosa di molto più profondo, che lui chiama il passaggio verso l'era quantistica. Un passaggio nel quale umano e non umano, sistemi informatici e pianeta intero finiranno per essere in connessione.
Per capire cosa intende, bisogna fare un piccolo passo di lato.

Cosa c'entra la fisica quantistica con la nostra vita quotidiana
La fisica quantistica è la scienza che studia il comportamento della materia a livello subatomico, e ha scoperto cose che sembrano quasi impossibili. Una delle più affascinanti si chiama entanglement: due particelle, una volta entrate in contatto, rimangono collegate anche a distanza enorme, così che ciò che accade a una influenza istantaneamente l'altra, ovunque essa si trovi.
De Kerckhove non usa questo concetto come una metafora poetica. Lo usa come chiave di lettura concreta di quello che sta accadendo nel mondo. Non viviamo più in un mondo di oggetti isolati, ma in una rete di relazioni simultanee in cui le azioni locali producono effetti globali e in cui la separazione netta tra soggetto e ambiente perde progressivamente senso.
Detto in parole semplici: non siamo più individui separati che interagiscono con un mondo esterno. Siamo nodi di una rete in cui tutto è connesso con tutto, in tempo reale, su scala planetaria. E questa consapevolezza, secondo De Kerckhove, deve cambiare non solo il modo in cui usiamo la tecnologia, ma il modo in cui ci pensiamo come esseri umani.

Chi è l'uomo quantistico
L'uomo quantistico, nella visione di De Kerckhove, non è un un organismo cybernetico né una creatura fantascientifica. È semplicemente una persona che ha fatto propria questa consapevolezza di fondo: tutto è connesso, le mie azioni hanno effetti che vanno oltre me, il benessere degli altri non è separabile dal mio.
La vera rivoluzione che ci permette di non subire la digitalizzazione è un'integrazione dell'intelligenza artificiale con l'intelligenza umana, una collaborazione creativa all'insegna della fisica quantistica, che permetta la connessione tra uomini, sistemi informatici e il Pianeta.
Non si tratta dunque di arrendersi alla tecnologia, né di temerla. Si tratta di usarla in modo consapevole, come strumento di una connessione più ampia, che include gli altri esseri umani, gli altri esseri viventi, il pianeta stesso.

Il punto di incontro con la Biodanza
C'è una frase, in tutto quello che De Kerckhove ha scritto sull'uomo quantistico, che mi ha colpito più di ogni altra. Dice che l'uomo quantistico è colui che cambia modello di pensiero per rispondere a un obiettivo sempre più urgente: la salvezza del pianeta, e non più semplicemente dell'umano.
Non più semplicemente dell'umano. Questa è la svolta.
Per secoli, il pensiero occidentale ha messo l'essere umano al centro di tutto. La natura era una risorsa. Gli animali erano strumenti. Il pianeta era lo sfondo su cui si svolgeva la storia dell'uomo. Questo modello si chiama antropocentrismo, e ha prodotto risultati straordinari sul piano scientifico e tecnologico, insieme ai problemi enormi (disastri) che oggi tutti vediamo.
Rolando Toro, il fondatore della Biodanza, aveva già proposto un cambio radicale di prospettiva decenni prima che il tema diventasse urgente come lo è oggi. Lo chiamò Principio Biocentrico: non l'uomo al centro, ma la vita. Tutta la vita, in tutte le sue forme. La vita come valore in sé, che precede e supera qualunque categoria umana.
Per Toro, riconoscere questo principio non era solo una posizione filosofica: era un atto pratico, corporeo, esperienziale. La Biodanza nasce proprio come pratica per rieducare il corpo e la mente a sentire questa appartenenza profonda al flusso della vita, a percepire il confine tra sé e il mondo come qualcosa di permeabile, non di rigido.

De Kerckhove arriva alla stessa soglia partendo da direzione opposta: dalla fisica quantistica, dalla sociologia dei media, dall'analisi delle trasformazioni tecnologiche. Due percorsi completamente diversi che convergono verso lo stesso punto: il modello di pensiero che ha messo l'umano al centro non regge più. Occorre qualcosa di più grande.

Forse la cosa più interessante è che entrambi, Toro e De Kerckhove, non si fermano alla diagnosi. Indicano una strada.
Per Toro era la pratica della Biodanza, il movimento condiviso, la relazione viva con l'altro e con il mondo.
Per De Kerckhove è una nuova cultura quantistica, capace di integrare tecnologia e coscienza in modo responsabile. Strade diverse, ma orientate nella stessa direzione: verso una vita che si sente parte di qualcosa di più grande di sé.



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